Comunicato stampa del PCI di Roma e provincia –
Roma: Amianto nel cantiere dell’inceneritore di Santa Palomba. Il PCI di fermare i lavori, far verificare l’Arpa. Sabato corteo Albano
Nel cantiere dell’inceneritore di Santa Palomba, il 18 e il 19 settembre, le ruspe hanno lavorato fino a notte. L’Unione dei Comitati contro l’inceneritore ha documentato con riprese aeree operai in tuta bianca integrale, materiale raccolto in big bag destinati ai rifiuti pericolosi e tre grandi cumuli rimasti nell’area almeno fino al 20 settembre. Secondo i Comitati si tratta di materiale contenente amianto, sepolto lì da quando, fra gli anni Sessanta e Settanta, quel terreno serviva da discarica. Ad oggi né Acea, né Ama, né il Comune di Roma hanno detto una parola.
Il punto non è solo cosa c’è sotto quei teli: è che a distanza di giorni nessuno lo ha ancora accertato. Se la denuncia è fondata — e a stabilirlo devono essere l’Arpa Lazio e la ASL, non un comunicato di partito — allora in quel cantiere sono stati messi in pericolo insieme la sicurezza di chi ci lavora, la salute di chi abita un territorio vastissimo e la tenuta ambientale di un’area che gli stessi scavi hanno già rivelato compromessa: i Comitati hanno segnalato superamenti delle soglie di contaminazione per idrocarburi pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e cobalto, e hanno chiesto formalmente all’Arpa l’analisi dei materiali coperti, la caratterizzazione completa del sito e la sospensione degli scavi. Chiedere una verifica non è un atto ostile: è il minimo che un’amministrazione seria dovrebbe disporre da sola, senza aspettare che a filmare siano i cittadini con un drone.
«Da parte nostra — commenta Marco Morosini, segretario del PCI di Roma e provincia — non ci limitiamo alla solidarietà: siamo dentro questa vertenza come siamo dentro le altre, con la presenza e la condivisione delle lotte. E diciamo che la denuncia dei Comitati coglie nel segno, perché mette in fila diritto alla salute, tutela dell’ambiente e sicurezza sul lavoro: tre diritti che non sono tre temi diversi, ma lo stesso diritto guardato da tre lati.»
Per il Partito Comunista Italiano questa vertenza non è locale. È locale il cantiere, non la logica che lo ha prodotto. Da una parte c’è la responsabilità diretta del governo Meloni, della presidenza Rocca e del sindaco-commissario Gualtieri, che su quell’impianto hanno costruito una catena di poteri straordinari. Dall’altra c’è quella che ferisce di più: Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e la lista civica di sinistra sono contro gli inceneritori ovunque in Italia, organizzano barricate ovunque, e sostengono direttamente o indirettamente quello di Santa Palomba. Quando l’ambientalismo si ferma davanti a un’opera decisa dai propri amministratori, non è ambientalismo: è subalternità alla finanza speculativa, e i cittadini la riconoscono.
Chiediamo quindi la sospensione immediata delle attività di scavo e movimentazione fino a verifica; l’intervento dell’Arpa Lazio e della ASL con analisi indipendenti sui materiali rimossi e sull’intero sito; la pubblicazione di tutta la documentazione sulle operazioni del 18 e 19 settembre, compresa la tracciabilità dei rifiuti conferiti; e una risposta pubblica di Acea, Ama e Comune di Roma, che finora non è arrivata.
«Il nesso fra queste vertenze soltanto in apparenza territoriali e la gestione generale del Paese — conclude Morosini — è immediato. Serve un cambiamento di sistema e un cambiamento di classe politica. Come è accaduto nelle grandi mobilitazioni in difesa della Costituzione, il compito dei comunisti è offrire un punto di riferimento e un’alternativa: alle giovani generazioni e a quella parte di elettorato che si astiene non per disinteresse, ma perché non trova nessuno che dica la verità sui temi che contano.».
Il PCI — Federazione di Roma sarà al corteo contro l’inceneritore: sabato 26 settembre, ore 16, da piazza Mazzini ad Albano Laziale.
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