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Comunicato del Coordinamento delle associazioni ambientaliste dei Castelli Romani: non è tempo di premi è tempo di risultati

Comunicato del Coordinamento delle associazioni ambientaliste dei Castelli Romani –

LAGHI DEI CASTELLI ROMANI: NON È TEMPO DI PREMI, È TEMPO DI RISULTATI

I laghi non si salvano riempiendoli d’acqua. Bisogna ridurre i prelievi e fermare il consumo di suolo.

Dopo l’incontro istituzionale svoltosi a Castel Gandolfo e conclusosi anche con la premiazione di alcuni degli intervenuti, il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani ritiene necessario riportare il confronto sulla realtà dei dati. Di fronte a laghi che continuano ad abbassarsi dopo quarant’anni di allarmi, studi, misurazioni e denunce, riteniamo che ci sia ben poco da celebrare.

I laghi Albano e di Nemi hanno perso oltre sette metri di livello, con una diminuzione complessiva dell’acqua superficiale dell’ordine di oltre 50 milioni di metri cubi. E i due laghi non sono due bacinelle isolate: rappresentano la manifestazione più evidente di uno squilibrio che riguarda l’intera idrostruttura dei Colli Albani.

I laghi non vanno riempiti: va salvata la falda

Su questo punto vogliamo essere molto chiari. Il Coordinamento è contrario all’immissione artificiale diretta di acqua nei laghi, sia attraverso le cosiddette “gronde”, sia utilizzando acque provenienti da altri corsi d’acqua, sia — a maggior ragione — attraverso acque reflue depurate. Il problema non è soltanto stabilire se quell’acqua contenga o meno sostanze inquinanti.

Un lago è un ecosistema complesso, caratterizzato da propri equilibri fisici, chimici, termici e biologici. Immettere artificialmente grandi quantità di acqua con caratteristiche differenti può modificare nutrienti, temperatura, ossigenazione, trasparenza, comunità microbiche e dinamiche dell’intero ecosistema. Acqua “non inquinata” non significa automaticamente acqua ecologicamente compatibile con un lago. Per questo respingiamo l’idea stessa di affrontare la crisi trattando Albano e Nemi come serbatoi da riempire.

La soluzione è un’altra: bisogna permettere alla falda che alimenta naturalmente i laghi di recuperare il proprio equilibrio.

Non esiste acqua “gratis” da prendere da un fosso.

Durante il confronto è stata prospettata anche la possibilità di recuperare acqua da fossi e corsi d’acqua del territorio. Ma anche qui occorre ragionare sul bilancio complessivo del sistema. Sorgenti, fossi, torrenti, falda e laghi fanno parte dello stesso ciclo idrologico territoriale e, in molti casi, i corsi d’acqua sono direttamente alimentati dalle acque sotterranee. Spostare acqua da un punto dell’idrostruttura a un altro non crea nuova acqua. Togliere acqua a un fosso per immetterla artificialmente in un lago può significare semplicemente sottrarla a un’altra componente dello stesso sistema naturale.

Il problema non è decidere da dove spostare l’acqua.

Il problema è quanta acqua complessivamente sottraiamo ogni anno al territorio.

Anche sulle perdite degli acquedotti bisogna fare chiarezza

Riparare gli acquedotti è necessario per migliorare il servizio e ridurre inefficienze e costi. Ma non bisogna confondere questo obiettivo con il riequilibrio della falda. L’acqua dispersa da una condotta sotterranea non necessariamente viene persa dal sistema idrogeologico: una parte consistente si infiltra nuovamente nel sottosuolo e contribuisce alla ricarica. Per questo un metro cubo di perdita eliminata non equivale automaticamente a un metro cubo restituito ai laghi.

Il dato che chiediamo alle istituzioni è un altro: quanti metri cubi di acqua in meno verranno realmente prelevati ogni anno dalla falda?

È questo il numero che deve accompagnare ogni progetto presentato come intervento per la salvaguardia dei laghi.

Le soluzioni strutturali sono due

Dopo quarant’anni di studi, per noi il punto è ormai molto semplice.

Ridurre realmente di almeno il 30% i consumi e i prelievi idrici sull’intera idrostruttura dei Colli Albani.

Significa prelevare meno acqua da acquedotti, pozzi agricoli, industriali, commerciali e privati. Non semplicemente spostarla da una captazione all’altra.

Fermare il nuovo consumo di suolo sull’intera idrostruttura.

Non soltanto all’interno del Parco, ma anche nei territori esterni che partecipano alla ricarica e al funzionamento del sistema idrogeologico dei Colli Albani. Ogni nuova impermeabilizzazione riduce la capacità del territorio di assorbire le precipitazioni e alimentare naturalmente la falda.

Dopo quarant’anni servono risultati

Non abbiamo bisogno di nuovi slogan, nuove opere presentate come miracolose o nuovi milioni di euro spesi senza dimostrare quale beneficio reale produrranno sul bilancio idrogeologico.

Abbiamo bisogno di una cosa molto più semplice: meno acqua prelevata e più territorio capace di assorbire la pioggia.

La falda deve tornare a salire naturalmente.

Le sorgenti devono poter tornare ad alimentarsi.

I laghi devono recuperare attraverso il loro equilibrio naturale.

Le associazioni ambientaliste dei Castelli Romani promuovono per Domenica 25 ottobre 2026 la Carovana dei Laghi, un percorso pubblico di partecipazione e mobilitazione per difendere l’acqua, le falde e il territorio. Quindi a chi ha davvero a cuore il futuro dei laghi Albano e di Nemi chiediamo di esserci. Ritrovo alle ore 9.30 ad Albano Laziale, stazione ferroviaria FS.

Il percorso è di circa 15 km, dal Lago Albano al Lago di Nemi. La partecipazione è libera ed è possibile prendere parte anche solo a una parte del cammino. Si consiglia di portare zaino, abbigliamento adeguato, scarponcini, borraccia e cibo.

Difendere i laghi significa esserci.

Salvare la nostra acqua è una battaglia di tutti.

I laghi non si salvano riempiendoli. Si salvano smettendo di svuotare la falda che li alimenta.

Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani – SOS Laghi

Riduzione dei prelievi. Stop al consumo di suolo. Difesa della falda.

 

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