Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa con il quale il Coordinamento delle associazioni ambientaliste fa chiarezza in merito all’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco Regionale dei Castelli Romani per il potenziamento del pozzo “Sforza Cesarini”, rispetto a quanto pubblicato in questo articolo.
Si è fatta confusione sul nulla osta del Parco, non né stato concesso il raddoppio della captazione, anzi si è messa in dubbio anche la liceità di questo pozzo.
Condotta Sforza Cesarini – Monte Gentile: il Parco limita il progetto, non dà il nulla osta al raddoppio richiesto da Comuni e ACEA, ma il problema dell’abbassamento dei laghi non si limita a questo singolo pozzo
Il Coordinamento delle associazioni ambientaliste prende atto del parere favorevole con prescrizioni espresso dal Parco Regionale dei Castelli Romani sul progetto della nuova condotta premente tra il serbatoio Sforza Cesarini e il serbatoio di Monte Gentile. Ma bisogna fare chiarezza su un argomento così importante, la lotta ambientalista deve essere basata sui fatti.
Il provvedimento contiene alcune prescrizioni importanti che recepiscono, almeno in parte, le osservazioni presentate dalle associazioni. In particolare, il Parco ha imposto la dismissione, la rimozione e lo smaltimento delle condotte esistenti Sforza Cesarini–Cappuccini e Sforza Cesarini–Monte Gentile, escludendo così la possibilità di mantenere in esercizio le vecchie tubazioni accanto a quelle nuove.
Questa prescrizione è significativa perché impedisce, di fatto, il raddoppio dell’infrastruttura idrica. L’intervento viene così ricondotto a un’opera di sostituzione e di riduzione delle perdite, anziché a un potenziamento della rete di adduzione, mantenendo costante la portata precedente – vedere gli schemi allegati.
Positiva è anche la richiesta di acquisire, prima dell’avvio dei lavori, la concessione di derivazione delle acque sotterranee del pozzo Sforza Cesarini con l’obbligo di uno studio idrogeologico completo, con la definizione della portata sostenibile, la verifica delle interferenze tra lago e falda e l’attivazione di un monitoraggio piezometrico e limnimetrico, oltre alla prescrizione che limita l’utilizzo della nuova condotta ai soli casi di emergenza dichiarata.
Tuttavia, queste condizioni non risolvono la questione centrale posta dal Coordinamento.
Il progetto continua infatti a mantenere come fonte di approvvigionamento il pozzo Sforza Cesarini, che alimenta il sistema attraverso una captazione direttamente connessa al Lago Albano, un ecosistema che da anni registra un grave abbassamento del livello idrometrico e condizioni di crescente sofferenza ambientale.
La richiesta avanzata dalle associazioni era diversa e più incisiva: avviare la progressiva eliminazione di questa fonte di approvvigionamento, individuando soluzioni alternative compatibili con la salvaguardia del lago e riducendo strutturalmente i consumi idrici dei Comuni serviti.
Per questo motivo il Coordinamento ritiene che il parere del Parco rappresenti un passo avanti, ma non la risposta necessaria all’emergenza ambientale del Lago Albano.
Permangono inoltre forti perplessità riguardo agli impatti dell’opera sul patrimonio boschivo. Il progetto prevede infatti l’abbattimento di numerosi alberi lungo il tracciato, nonostante oggi siano disponibili tecnologie di posa “no-dig”, come la trivellazione orizzontale controllata, che consentono in molti casi di installare nuove condotte limitando fortemente gli scavi e preservando gli alberi e gli apparati radicali. In un’area naturale protetta tali soluzioni avrebbero dovuto essere valutate con la massima attenzione e privilegiate rispetto agli interventi più impattanti.
Il Coordinamento ribadisce pertanto le proprie richieste:
- eliminare progressivamente la captazione collegata al Lago Albano;
- ridurre almeno del 30% i consumi idrici dei Comuni interessati attraverso il risparmio idrico e la riduzione delle perdite;
- arrestare il consumo di suolo e l’espansione urbanistica che continua ad aumentare la domanda di acqua.
La tutela del Lago Albano non può limitarsi a rendere più efficiente un sistema di prelievo esistente: è necessario ridurre la pressione esercitata sull’ecosistema e pianificare un modello di approvvigionamento realmente sostenibile. Il Coordinamento continuerà a seguire l’iter dell’opera affinché tutte le prescrizioni del Parco vengano rispettate e perché il risanamento del Lago Albano diventi finalmente una priorità delle istituzioni.
Il raddoppio, secondo la decisione del parco, è stato scongiurato. Ovviamente, va atteso l’atto finale di chiusura della conferenza dei servizi. Lì sapremo se almeno questo obiettivo sarà stato ottenuto realmente. Inoltre, se e quando sarà richiesta la concessione, dovranno essere espressi pareri, fra i quali almeno quello vincolante del Parco e poi l’autorizzazione finale. Su tutto questo aspettiamo anche il comunicato del Parco stesso.
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