Incendio disastroso sulla Laurentina: la manipolazione dell’assessora PD Alfonsi sul tema dell’Inceneritore di Gualtieri smascherata dalla Rete Tutela Roma Sud

Manipolare le informazioni per portare ‘acqua’ al mega-inceneritore voluto dal sindaco romano del PD Gualtieri, in realizzazione a S. Palomba, è uno degli sport principali delle lobby pro-incenerimento e anche dei politici del PD capitolino.
La Rete Tutela Roma Sud, con un lungo e dettagliato comunicato, disvela tutte le manipolazioni avviate, ancora una volta, dall’assessora all’ambiente del PD capitolino Alfonsi a valle del disastroso recente incendio nella zona laurentina. Ecco la lunga nota della Rete Tutela ROMA Sud su cui i cittadini ancora dotati di capacità critica dovrebbero riflettere.
INCENDIO LAURENTINA: LE ISTITUZIONI NON UTILIZZINO UNA TRAGEDIA PER DIFFONDERE INFORMAZIONI FUORVIANTI SUL PROGETTO DELL’INCENERITORE.
La Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani, il Forum Ambientalista, le Mamme No Inceneritore di Roma, la Comunità Laudato Si’ Castelli Romani e l’Associazione Roma No Profit, esprimono forte preoccupazione per il comunicato diffuso dall’Assessora Sabrina Alfonsi e dalla Presidente del Municipio IX Titti Di Salvo in merito all’incendio sviluppatosi in un’area interessata da una discarica abusiva lungo la via Laurentina.
Pur condividendo pienamente la necessità di mettere in sicurezza il sito, accertare le responsabilità e procedere alla bonifica dell’area, riteniamo doveroso evidenziare come il comunicato istituzionale contenga una serie di affermazioni che non trovano adeguato riscontro nei fatti e che rischiano di alterare il corretto dibattito pubblico.
Una tragedia ambientale non può essere utilizzata per sostenere tesi politiche prive di fondamento.
DISCARICHE ABUSIVE E INCENERITORE: DUE PROBLEMI COMPLETAMENTE DIVERSI
L’incendio della Laurentina riguarda una discarica abusiva, alimentata da attività illecite, presumibilmente contenente rifiuti conferiti illegalmente e oggetto di indagini della Procura della Repubblica.
Il futuro impianto di Santa Palomba, invece, è autorizzato esclusivamente al trattamento del rifiuto urbano residuo proveniente dal servizio pubblico.
Le due fattispecie riguardano flussi di rifiuti differenti, discipline normative differenti e fenomeni completamente diversi.
Sostenere o lasciare intendere che la realizzazione dell’inceneritore avrebbe evitato l’incendio della Laurentina costituisce una correlazione che, allo stato, non è supportata da alcuna evidenza tecnica o scientifica.
Se nella discarica abusiva erano presenti amianto, RAEE, pneumatici, rifiuti da demolizione, materiali industriali o altri rifiuti conferiti illegalmente, questi non dovrebbero comunque essere destinati agli termovalorizzatori, che non sono autorizzati a ricevere tali tipologie di rifiuti, anche se nel tempo si sono registrati numerosi illeciti anche in tali impianti, ricordiamo a titolo di esempio il caso di Colleferro o quello più recente di Padova.
L’inceneritore, pertanto, non rappresenta la risposta alle discariche abusive né al fenomeno delle ecomafie.
LA VERA QUESTIONE: ASSENZA DI CONTROLLO DEL TERRITORIO
L’incendio della Laurentina pone invece interrogativi molto concreti.
Come è stato possibile che una discarica abusiva di tali dimensioni si sviluppasse senza interventi di contrasto?
Quali controlli sono stati effettuati negli ultimi anni?
Quali interventi di prevenzione incendi sono stati realizzati?
Qual è stato lo stato di manutenzione del bordo stradale e delle fasce tagliafuoco?
Queste sono le domande che un’amministrazione dovrebbe affrontare con la massima trasparenza. Spostare il dibattito sull’inceneritore significa invece evitare di discutere delle responsabilità amministrative nella prevenzione e nel controllo del territorio.
UN’AFFERMAZIONE TECNICAMENTE SCORRETTA
Nel comunicato si afferma inoltre che il termovalorizzatore rappresenterebbe uno “sbocco per la raccolta differenziata”. Si tratta di un’affermazione tecnicamente impropria. L’inceneritore non tratta i materiali raccolti in modo differenziato ma il rifiuto urbano residuo, e può costituire un ostacolo per la riduzione e il riciclo dei rifiuti, specie in presenza di un vincolo contrattuale a conferirne una quantità costante.
Gli impianti che costituiscono realmente uno sbocco della raccolta differenziata sono gli impianti di selezione, riciclo, compostaggio, preparazione per il riutilizzo e recupero di materia.
Per ridurre gli abbandoni illegali di rifiuti ingombranti, appare invece prioritario realizzare centri di raccolta, centri del riuso e impianti per il recupero dei rifiuti voluminosi, che costituiscono una quota rilevante dei materiali frequentemente rinvenuti nelle discariche abusive.
NESSUNA EVIDENZA CHE IL PROGETTO SIA PUBBLICO
Il comunicato parla inoltre di “rete impiantistica pubblica”.
È opportuno ricordare che il termovalorizzatore di Santa Palomba è realizzato attraverso un partenariato pubblico-privato con un concessionario privato per il 70%, che gestirà l’impianto per oltre trent’anni sulla base di un contratto di concessione.
DICHIARAZIONI DIFFAMATORIE
Particolarmente grave appare infine il passaggio nel quale si afferma che chi si oppone all’inceneritore finirebbe “per creare spazi alla criminalità”. La troviamo assolutamente diffamatoria e in assenza di rettifica adiremo le vie legali.
Abbiamo espresso, negli anni, motivate osservazioni tecniche, ambientali, sanitarie ed economiche sul progetto dell’inceneritore, partecipando ai procedimenti amministrativi previsti dalla legge.
Attribuire implicitamente una responsabilità nell’espansione della criminalità costituisce una generalizzazione priva di fondamento che delegittima il diritto costituzionale dei cittadini alla partecipazione democratica e al dissenso.
LA RESPONSABILITÀ DELLE ISTITUZIONI
Quando un rappresentante delle istituzioni diffonde informazioni non supportate da dati verificabili, il problema non è soltanto politico. Viene compromesso il principio di lealtà e correttezza che dovrebbe caratterizzare la comunicazione pubblica. Si indebolisce la fiducia nelle istituzioni e soprattutto si sposta il dibattito pubblico dalle responsabilità concrete — come la prevenzione degli incendi, il controllo del territorio, la tempestiva rimozione delle discariche abusive e la manutenzione delle aree a rischio — verso una narrazione politica falsa.
È su questi principi che si fonda una democrazia matura e una corretta informazione pubblica, non sulla propaganda e sui reel dell’Assessora Alfonsi e della Presidente Di Salvo.

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