Il Parco dei Castelli Romani: una storia di lotte che continua. Per tutto settembre una mostra alla biblioteca di Genzano

Comunicato dell’Istituto RESEDA –

IL PARCO DEI CASTELLI ROMANI: UNA STORIA DI LOTTE CHE CONTINUA
Per tutto settembre una mostra alla Biblioteca di Genzano
Per tutto il mese di settembre, presso la Biblioteca comunale di Genzano di Roma, sarà visitabile la mostra itinerante dedicata alla nascita del Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani.
Una mostra per ricordare chi, quando e perché ha lottato per difendere questo territorio e per ricordare che il Parco non è nato dall’alto, ma dalla volontà degli abitanti dei Castelli Romani e dall’impegno di un gruppo di naturalisti, studiosi e cittadini innamorati della propria terra.
Una storia che oggi torna di grande attualità, perché il Parco è ancora sotto pressione, tra consumo di suolo, interessi edilizi, progetti impattanti, disinformazione e fake news.
Durante l’inaugurazione, presentata da Giacomo Tortorici del Sistema Castelli Romani, la mostra è stata anche l’occasione per fare il punto sulla situazione ambientale del territorio: dalla minaccia rappresentata dal progetto dell’inceneritore al drammatico abbassamento dei livelli dei laghi.
A introdurre l’incontro è stata Anna Maria Duranti, biologa, studiosa dei laghi e tra i fondatori del Comitato promotore per un Parco Naturale dei Castelli Romani, protagonista della battaglia che portò nel 1984 all’istituzione del Parco.
La dott.ssa Duranti ha ripercorso le ragioni che spinsero cittadini e studiosi a mobilitarsi: la speculazione edilizia che avanzava verso il Tuscolo, l’inquinamento dei laghi, la distruzione degli habitat e la necessità di proteggere una biodiversità straordinaria.
Accanto a lei, nel Comitato promotore, operarono figure come Paolo Bassani, eminente botanico, e Stefano De Felici, entomologo recentemente scomparso, al quale dobbiamo numerosi studi sulla biodiversità dei Castelli Romani.
Uno dei temi centrali dell’incontro è stato inevitabilmente questo: Il Parco è riuscito davvero a proteggere il territorio?

Su questo è intervenuto Roberto Salustri dell’EcoIstituto RESEDA, anche lui tra i membri del Comitato promotore.
«Il Parco ha avuto molti nemici. Tra i principali, chi vede il territorio soltanto come occasione di speculazione edilizia e di nuove lottizzazioni e chi, ieri come oggi, cerca sistematicamente di denigrare il ruolo dell’area protetta. Eppure un dato è evidente: all’interno del suo perimetro il Parco ha impedito molte delle grandi trasformazioni urbanistiche che avrebbero compromesso definitivamente boschi, paesaggi e aree naturali.»
La storia, continua Salustri, è stata tutt’altro che semplice.
Già nel 1984 i Comuni ottennero dalla Regione un forte ridimensionamento dell’area protetta, che venne portata a circa 9.000 ettari, lasciando fuori una parte importante del territorio e circa il 41% delle superfici forestali previste originariamente.
WWF e Legambiente Castelli Romani continuarono per anni la battaglia fino ad arrivare, nel 2008, alla nuova perimetrazione che ha portato il Parco agli attuali circa 15.000 ettari.
Nel frattempo, però, l’espansione edilizia aveva già trasformato ampie zone della Molara, dei Campi di Annibale, delle falde dell’Artemisio e delle aree intorno a Monte Cavo.
Da allora la pressione maggiore si è spostata soprattutto nelle zone esterne ai confini del Parco.
Ed è proprio per questo che oggi il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani porta avanti la proposta del consumo di suolo zero: perché non basta proteggere ciò che si trova dentro una linea tracciata su una carta. Bisogna difendere anche le aree agricole, i corridoi ecologici, le fasce periurbane e i territori che collegano tra loro boschi, laghi e habitat naturali.

All’incontro è intervenuto anche Giancarlo Giombetti, tra gli autori della nuova perimetrazione, già presidente di Legambiente Castelli Romani e storico difensore dell’area del Tuscolo.
Giombetti ha richiamato l’attenzione sull’ipotesi, oggi nuovamente proposta, di trasformare il Parco regionale in Parco nazionale. Un nome apparentemente più importante non significa automaticamente una tutela maggiore. Il rischio concreto è che una nuova perimetrazione possa escludere proprio molte delle aree suburbane e periurbane che oggi costituiscono una fondamentale fascia di protezione intorno agli ecosistemi più delicati.

Anche il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, insieme a numerose realtà ambientaliste storiche, ha espresso forti perplessità sul progetto. Una modifica della forma amministrativa del Parco non deve diventare il pretesto per ridurne il territorio tutelato, diminuire il controllo locale o aumentare la pressione urbanistica sui terreni immediatamente esterni ai nuovi confini.
Il territorio dei Castelli Romani conserva ancora oggi una biodiversità eccezionale, con quasi 800 specie vegetali e migliaia di specie animali, nonostante decenni di urbanizzazione e trasformazioni del paesaggio.
All’incontro era presente anche Massimo Marcheggiani, frascatano, alpinista, scrittore e componente dello storico Comitato promotore.
Dalla discussione è emerso soprattutto un messaggio.
La tutela dell’ambiente richiede passione, ma anche studio, competenza, conoscenza del territorio e continuità nell’azione.
Il Comitato promotore era formato da ricercatori, naturalisti, studiosi e cittadini capaci di mettere le proprie competenze al servizio di una battaglia collettiva.
Una battaglia spesso dura, ma condotta con un principio molto semplice: il territorio non appartiene a chi vuole sfruttarlo. Il territorio appartiene a tutti.
Da quelle esperienze e da quelle battaglie sono nate, negli anni, nuove forme di collaborazione che hanno portato anche alla costituzione dell’attuale Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani.

Oggi la storia continua.
Difendere i boschi, salvare i laghi, fermare il consumo di suolo, contrastare l’inceneritore, tutelare gli animali selvatici e la biodiversità, riforestare e promuovere stili di vita più ecologici significa raccogliere quella stessa eredità.
La mostra sulla nascita del Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani sarà visitabile per tutto il mese di settembre presso la Biblioteca comunale di Genzano di Roma.
Invitiamo soprattutto i più giovani a visitarla. Perché conoscere come è nato il Parco significa capire che le conquiste ambientali non sono mai definitive. Sono il risultato di persone che hanno studiato, partecipato, protestato e difeso il territorio. E possono essere perdute se smettiamo di farlo.
Il Parco è nato dalla mobilitazione dei cittadini. Il modo migliore per ricordare quella storia è continuare a difenderlo. I volontari delle associazioni del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani si incontrano ogni martedì e giovedì per portare avanti azioni concrete per i boschi, i laghi, la biodiversità e per costruire stili di vita più sostenibili.

La storia del Parco non è finita. Sta a noi scriverne le prossime pagine.

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