Terminata l’udienza del TAR sul ricorso contro l’Inceneritore di Gualtieri: si attende nelle prossime settimane la sentenza finale

Si è svolta questa mattina, 7 ottobre, davanti alla V Sezione del TAR Lazio, l’udienza pubblica di merito sui ricorsi promossi da cittadini elettori del Comune di Albano Laziale, le associazioni Rete Tutela Roma Sud (a cui aderiscono la nostra testata Noi Cambiamo e il suo editore Ass. Per il Cambiamento), Zero Waste Italy e Forum Ambientalista, oltre che dei Comuni di Castel Gandolfo, Genzano di Roma, Ardea e Pomezia contro gli atti relativi alla realizzazione dell’inceneritore di Santa Palomba. Al ricorso dei cittadini elettori ha aderito il Comune di Albano Laziale, mentre Italia Nostra è intervenuta ad adiuvandum.

Nel corso dell’udienza gli avvocati dei ricorrenti, Prof. Aldo Sandulli, l’avv. Luka Pajevic e Avv. Claudio Tamburini, hanno ribadito le numerose ragioni di illegittimità già sollevate nei ricorsi e nelle memorie difensive.
“Tra i profili richiamati vi sono” precisa la Rete Tutela Roma Sud
“– la mancanza di sottoscrizione di alcuni allegati fondamentali dell’ordinanza commissariale, pubblicati separatamente e senza una versione originale idonea a comprovarne la provenienza amministrativa; una circostanza che renderebbe il contenuto del provvedimento non adeguatamente certo e verificabile;
– le gravi anomalie emerse dai metadati dei documenti, rispetto alle quali l’Amministrazione non avrebbe fornito adeguate spiegazioni;
– la mancata partecipazione dei Comuni territorialmente interessati alla conferenza di servizi, nonostante gli effetti diretti che l’opera può produrre sui territori circostanti;
– la compressione dei tempi di partecipazione e di istruttoria, avvenuta, secondo i ricorrenti, anche nel periodo estivo, con un dimezzamento dei tempi a disposizione delle amministrazioni per l’esame di un progetto di estrema complessità;
– le carenze dell’istruttoria e la lesione del diritto di partecipazione, anche rispetto a elementi progettuali fondamentali, resi disponibile quando il termine per le osservazioni era già decorso;
la mancata indizione dell’inchiesta pubblica, nonostante le condizioni che, secondo i ricorrenti, ne imponevano lo svolgimento o quantomeno una decisione espressamente motivata sul suo rigetto;
– l’omessa adeguata valutazione delle alternative e dell’opzione zero, nonché degli impatti cumulativi, delle criticità ambientali e sanitarie dell’area, della risorsa idrica e delle captazioni;
le carenze nella valutazione degli effetti sulla salute e sui soggetti sensibili;
– le questioni relative al Fosso della Cancelliera, alla competenza commissariale, al coinvolgimento del Comune di Albano“.
Ma, al di là dei singoli profili tecnici e giuridici, per i ricorrenti questa vicenda pone una questione più profonda: il rapporto tra potere pubblico, legalità e cittadini. Su questo Rete Tutela Roma Sus ha così commentato: “Ci sono aspetti di questa procedura che, a nostro giudizio, rappresentano una vera e propria espressione di arroganza del potere: cittadini, enti locali e comunità territoriali sono stati chiamati a confrontarsi con decisioni già assunte, tempi compressi, documenti difficilmente verificabili e risposte che in alcuni casi non hanno affrontato nel merito le questioni sollevate.
Non chiediamo al TAR di sostituirsi alle amministrazioni nelle scelte politiche. Chiediamo semplicemente che la legge sia uguale per tutti e che anche il potere pubblico sia sottoposto alle regole che esso stesso è chiamato a rispettare. Per questo auspichiamo che il giudice sia intransigente di fronte a qualsiasi forma di arroganza del potere e valuti con il massimo rigore tutte le illegittimità denunciate”.
Ora si attende la sentenza. Trattandosi di un rito speciale, il termine ordinario previsto per la pubblicazione della sentenza è dimezzato: da 45 a 22 giorni. È tuttavia importante precisare che tale termine non ha carattere perentorio: pertanto la stesura della sentenza potrebbe impegnare più tempo.
I ricorrenti attendono dunque con fiducia la decisione del TAR, nella convinzione che il rispetto delle regole, della partecipazione democratica e della legalità amministrativa non possa essere sacrificato in nome della presunta, e tutt’altro che dimostrata, straordinarietà dell’opera.

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