La foto di copertina solleva ogni definitivo velo sul patto che unisce il centrodestra che sostiene Rocca e il PD di Gualtieri per aggiustare a favore del nuovo Inceneritore il piano rifiuti regionale, piano che di fatto autorizza l’incenerimento fino a 800.000 tonnellate/anno di rifiuto indifferenziato a Santa Palomba.
Una politica, questa, inutile e dannosa, che afferma una cosa nei programmi e ne fa un’altra quando governa. Una linea da FdI e centrodestra fino a PD e parte del centrosinistra che insegue solo gli interessi di pochi, lobby, ben note dell’ambiente romano.
I metodi seguiti e le conseguenze drammatiche ambientali le denuncia e ce le spiega, ancora una volta, Rete Tutela Roma Sud con il post che pubblichiamo di seguito da leggere fino in fondo.
Il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti del Lazio viene presentato come una svolta storica, ma da una prima lettura emerge un’impostazione profondamente contraddittoria e politicamente inaccettabile.Si parla di “autosufficienza” e “chiusura del ciclo”, ma in realtà si certifica e si consolida un modello centralizzato che scarica i costi ambientali e sociali su territori già fragili. L’integrazione del piano di Roberto Gualtieri, costruito con il cosiddetto “metodo Roma”, non è un atto tecnico: è una forzatura politica. Un’impostazione commissariale che aggira il confronto democratico e impone scelte dall’alto, ora estese a tutta la regione.Il punto più grave è proprio questo: Roma non si assume fino in fondo la responsabilità del proprio ciclo dei rifiuti e la Regione, invece di correggere questa stortura, la sostiene.Il risultato è l’imposizione di nuove discariche nella provincia per compensare le lacune della Capitale. Non è pianificazione: è razzismo ambientale e vigliaccheria.E poi c’è il nodo dell’inceneritore, vero perno implicito del piano.
Si continua a raccontare che sia inevitabile, quando non lo è affatto. Se si raggiungesse davvero un 70% di riciclo effettivo, la quantità di rifiuti crollerebbe drasticamente.
Il piano, invece, costruisce numeri e scenari falsi, a cominciare dalla dimensione dell’inceneritore che è pari a 800.000 tonnellate e non 600.000.
È un’impostazione circolare solo a parole, ma lineare nei fatti: produci, consuma, brucia.Gli obiettivi dichiarati – 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031 e riduzione del 6% dei rifiuti – appaiono più come una copertura che come una strategia concreta.
Senza una trasformazione radicale dei sistemi di raccolta, della tariffazione puntuale e della filiera industriale del riciclo, quei numeri restano sulla carta.
Nel frattempo, però, si gettano le fondamenta per costruire un disastro ambientale che avrà effetti per decenni.Guardare ai trasporti in questo contesto è come svuotare una nave che affonda con un cucchiaino: si interviene sugli effetti senza affrontare la causa.La verità è semplice: senza una scelta netta a favore della riduzione dei rifiuti e del riciclo reale, questo piano chiede a interi territori di pagare un prezzo che non hanno deciso.
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