Inceneritore di Gualtieri: i partiti compromessi dalle lobby e quelli che lo contrastano a chiacchiere

In questa brutta storia dell’Inceneritore voluto dal Sindaco PD di Roma Gualtieri, non è solo il PD a perderci la faccia con i cittadini.
La lotta contro questo mega-impianto di incenerimento è partita ormai da 5 anni, con una bella crisi del governo Draghi per l’uscita dal governo del M5S.
Per chi sa leggere e ha ancora un briciolo di memoria si capisce benissimo chi si è compromesso con questo impianto: il PD romano e nazionale, le forze in maggioranza al comune di Roma come AVS e centristi che continuano a sostenere Gualtieri nei suoi atti, ma anche la Regione Lazio di centro destra – governatore Rocca di FdI – e il governo centrale nazionale – Meloni e tutti i suoi di maggioranza del centro destra – che non hanno mosso un dito reale per far applicare le norme, valutare le alternative, bloccare gli inciuci sul terreno pagato uno sproposito, verificare il progetto tecnico a dir poco lacunoso e dare voce ai cittadini in questo percorso imposto dittatorialmente da Gualtieri.
E allora, una volta per tutte, è bene che la politica decida da che parte stare, senza ammiccamenti e ipocrisie.
Questo che segue è il pensiero di Rete Tutela Roma Sud a cui aderisce la nostra testata Noi Cambiamo e che noi condividiamo totalmente.
“Gli inceneritori non sono una soluzione neutrale: drenano risorse e soldi dalla collettività e dalla filiera produttiva, sottraendoli alle politiche di prevenzione, riuso, riciclo e alle imprese che trasformano i rifiuti in nuove risorse e soprattutto danneggiano la salute.
La crisi della filiera del riciclo della plastica non è arrivata dal nulla. La responsabilità è anche di quei partiti che da anni prorogano l’entrata in vigore della plastic tax, non nell’interesse del Paese, ma per tutelare interessi privati. È questo il punto: quando l’interesse economico di pochi entra in contrasto con l’interesse generale, la politica deve scegliere da che parte stare.
La nostra Costituzione ha scelto la democrazia rappresentativa e ha posto la tutela dell’ambiente tra i principi cardine del nostro ordinamento. Per questo la politica non può diventare il tappetino degli interessi economici, soprattutto quando questi interessi condizionano scelte destinate a vincolare il Paese per decenni.
Per questo  i partiti che hanno partecipato alla manifestazione del 3 ottobre, come il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista e PCI di Roma, hanno una responsabilità: quella della coerenza.
Non possono sostenere Gualtieri, un Sindaco che ha ridotto la politica a tappetino degli interessi economici, arrivando a violare il codice etico del suo stesso partito.
La motivazione del “non facciamo vincere le destre” non regge. Perché attraverso pessimi compromessi come questo, alla fine qualsiasi controparte vince per i prossimi trent’anni.
E chi invece ha scelto di non venire deve rendere conto del perché.
Perché sono anche loro d’accordo con il termovalorizzatore? Hanno forse padroni che non gradiscono il dissenso? Sostengono il progetto? Se sì, lo dicano chiaramente come fa Azione.
Dicano che sono d’accordo con un impianto che vincola Roma e il Paese per decenni e che rischia di sottrarre risorse alla filiera del riciclo.
Per questo il Governo in Europa tenta di cambiare le regole che potrebbero ostacolarne la realizzazione, a cominciare dalla proroga del sistema ETS?
Per questo la Regione Lazio lo ha recepito nel futuro piano regionale, senza una valutazione aggiornata almeno dei dati sui flussi dei rifiuti?
La politica deve tornare a essere libera dagli interessi economici e rispondere all’interesse generale.
Perchè un bravo Sindaco per Roma deve avere il Messaggero contro.
E sui rifiuti, sull’ambiente e sulla salute, i partiti devono avere il coraggio di schierarsi.
Non basta dire da che parte si sta quando conviene.
Bisogna scegliere da che parte stare quando conta”.

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