Processo Stadio della Roma: ridotta in appello la pena ad Adriano Palozzi a 8 mesi, decade l’accusa di corruzione

— Palozzi e Parnasi coinvolti per la costruzione dello stadio di Tor di Valle

E’ stato reso noto un verdetto di appello che modifica notevolmente l’impianto originario del primo grado e ridisegna i confini di una delle inchieste più mediatiche degli ultimi anni nella Capitale. La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza pronunciata il 19 ottobre 2026, ha di fatto ribaltato le condanne di primo grado relative al filone principale dell’inchiesta sul mai realizzato Stadio della Roma a Tor di Valle. Al centro della scena c’è l’assoluzione con formula “perché il fatto non sussiste” di Adriano Palozzi da uno dei capi d’accusa più rilevanti a suo carico, la corruzione, restando però in piedi altri capi di accusa.

Ricordiamo ai nostri lettori che Adriano Palozzi è un esponente politico di lungo corso di origine marinese, già sindaco di Marino ed ex consigliere regionale del Lazio per il centrodestra.

Nel 2024 il Tribunale di Roma aveva inflitto a Palozzi una condanna in primo grado a un anno e dieci mesi di reclusione principalmente per l’ipotesi di corruzione legata ai suoi rapporti con il costruttore Luca Parnasi. I giudici di secondo grado della Terza Sezione Penale hanno invece il 19 ottobre scorso cancellato quell’accusa legata al capo d’imputazione principale, assolvendo per questo punto della corruzione l’ex sindaco di Marino perché «il fatto non sussiste». [1, 2]

La Corte d’Appello ha ridefinito l’intero maxi-processo: se da un lato sono crollate le pesanti condanne per figure chiave come l’ex presidente del Consiglio Comunale di Roma Marcello De Vito, per il consulente Luca Lanzalone (entrambi assolti) e per Luca Parnasi (pena ridotta a tre mesi), per Palozzi è rimasta in piedi comunque un’appendice. La sua pena complessiva è stata infatti il 19 ottobre 2026 rideterminata da un anno e 10 mesi a 8 mesi di reclusione in relazione ai capi di accusa residui del fascicolo che restano in piedi e che sono diversi da quello per cui è stato assolto (capi di accusa rispetto ai quali immaginiamo i legali attendano le motivazioni per l’eventuale ricorso in Cassazione).

Per tracciare un bilancio oggettivo della figura pubblica di Adriano Palozzi, la cronaca impone di analizzare non solo le inchieste nate dalle indagini del 2018 sullo Stadio, ma anche gli altri fronti giudiziari in cui è rimasto coinvolto negli ultimi dieci anni. [1]

I principali problemi giudiziari di Palozzi si possono ricondurre a queste indagini:

  • Il caso Cotral (assolto definitivamente): Palozzi era stato accusato di concorso in abuso d’ufficio per una vicenda legata a una presunta transazione illecita per una buona uscita dirigenziale ai tempi in cui guidava l’azienda regionale dei trasporti. Nel marzo 2020, la Corte d’Appello lo ha assolto con formula piena perché il fatto non costituisce reato, sentenza che ha blindato la sua permanenza in Consiglio Regionale.
  • L’accusa di peculato a Marino (prosciolto): Nel 2016 Palozzi era stato indagato dalla Procura di Velletri con l’accusa di aver utilizzato indebitamente un mezzo della Multiservizi, la municipalizzata del Comune di Marino, per fini strettamente personali (la pulizia del giardino di una sua proprietà). Nel gennaio 2021 il procedimento si è chiuso definitivamente con il suo proscioglimento, accogliendo le tesi della difesa che dimostrarono la totale assenza di illeciti. [1, 2, 3]
  • L’inchiesta sulla maxifrode fiscale (indagine ancora in corso): Nel novembre 2021, Palozzi è stato colpito da un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura di Velletri nell’ambito di un’indagine su una presunta frode fiscale internazionale da circa 4 milioni di euro, legata a un sistema di emissione di fatture per operazioni inesistenti nel settore della compravendita di carburanti. In questo filone l’accusa ipotizzata a suo carico è di favoreggiamento. [1]

Al netto delle inchieste ancora aperte o delle rideterminazioni in secondo grado, l’esito in appello del 19 ottobre scorso rappresenta per la difesa e per Adriano Palozzi un risultato rilevante, anche sul piano dell’immagine pubblica, ma non comporta, almeno al momento, l’assoluzione complessiva di Palozzi, come, non correttamente, diffuso da alcune testate.

Va riconosciuto che Palozzi ha trascorso gli ultimi otto anni sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati romani e ha anche subito rilevanti misure cautelari nel 2018 all’eplosione dello scandalo dello Stadio.

La sentenza della Corte d’Appello ridisegna, dunque, in parte la narrazione giudiziaria costruita attorno alla sua figura negli ultimi anni, pur lasciando aperto il profilo per cui è rimasta in piedi, nello stesso procedimento di giustizia, una condanna a 8 mesi.

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